martedì 18 novembre 2014

Perché lavorare sulle stagioni?

Uno degli argomenti su cui si lavora di più alla scuola dell'infanzia è il trascorrere delle stagioni. 

Ho notato che diverse insegnanti si lamentano perché sono tanti anni che affrontano questo tema e si sono stufate.
E' normale che chi lavora da un po' di anni si trovi a ripercorrere gli stessi contenuti: succede a tutti i docenti di qualsiasi ordine e grado di scuola. Non credo però che un docente di matematica possa pensare di non fare le proprietà delle potenze perché sono già diversi anni che le spiega.

L'equivoco alla scuola dell'infanzia nasce dal fatto che non sembra esserci un programma ministeriale con dei contenuti obbligatori. In realtà non è così perché anche noi abbiamo un programma a cui attenerci, ossia le Indicazioni per il curricolo (che hanno sostituito gli Orientamenti). Il curricolo è strutturato in cinque campi disciplinari che prevedono delle competenze che devono essere sviluppate. Possiamo decidere quali percorsi attivare, in che periodo dell'anno scolastico e quante ore dedicarvi con una libertà che i docenti delle altre scuole non hanno ma non possiamo certo decidere di saltare a piè pari uno di questi obiettivi.

Nella fase tra i tre e i sei anni, i bambini sviluppano i fondamenti delle idee sul tempo, una di queste riguarda la ciclicità. Si può sviluppare questo concetto lavorando sul ripetersi delle fasi della giornata o sulle stagioni. L'orologio, pur essendo un percorso affascinante, è complesso e certo non proponibile se non ai bambini più grandi dell'ultimo anno. Inoltre i cambiamenti stagionali sono facilmente osservabili dalle finestre delle nostre aule e nei giardini delle scuole, oltre che per le strade, dai balconi di casa...
Molti sono i collegamenti che si possono fare con l'ambito scientifico e con quello artistico.

Perchè privare i bambini di questa opportunità solo perché "noi l'abbiamo già fatto tante volte", perchè non raccogliere la sfida di trovare nuove e sorprendenti modalità?



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