sabato 31 gennaio 2015

La buona scuola cancellerà le classi pollaio?


Non so se voi avete seguito la consultazione promossa dal Governo sul mondo della scuola intitolata La buona scuola, io sì e molto attivamente. Mi sono letta tutto il testo, ho compilato il questionario e ho anche partecipato ad alcune discussioni on line. Sono un genitore e un docente: decisamente la cosa mi riguarda.

Ora attendo, non senza una certa trepidazione,il testo ufficiale del decreto.

Una cosa mi sta particolarmente a cuore: il numero di alunni per classe.
Indiscrezioni raccolte qua e là mi autorizzano ad un certo ottimismo.

Non penso che la soluzione di tutti i problemi della scuola italiana stia qui ma credo sinceramente che avere meno alunni mi permetterebbe di seguirli davvero bene tutti.

Ho bisogno di costruire un'autentica relazione educativa con ognuno di loro, mi servono tempo ed energie da dedicare a ciascuno, anzichè lavorare prevalentemente sull'emergenza dedicandomi soprattutto a chi crea problemi.
Più bambini aggiungiamo e più siamo costretti ad utilizzare strategie omologanti per gestire la situazione, forse risparmiamo in soldi ma ne vale davvero la pena? Davvero non c'è modo di tagliare gli sprechi senza ammassare 29 bambini di tre anni in una classe?
Io penso che si possa e si debba fare, anzi mi chiedo come mai si sia arrivati a questo punto.

Ci sono giustamente movimenti di protesta contro l'allevamento estensivo che stipa bestiame e pollame in spazi angusti, rumorosi e con poca o nulla possibilità di muoversi. E i bambini e i ragazzi?

Mi infastidisce assistere a battaglie sindacali e manifestazioni di piazza per l'aumento degli stipendi e per il mantenimento degli scatti d'anzianità mentre contro le classi pollaio sento solo qualche flebile e rara protesta.

Io credo sinceramente che una classe meno numerosa innalzerebbe la qualità del mio lavoro e, di riflesso, anche della mia vita generale, molto più che un aumento in busta paga.

Naturalmente è un'opinione personale, voi cosa ne pensate?

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martedì 27 gennaio 2015

Laboratorio dal latte al formaggio

Da giorni stava montando l'eccitazione, le vaschette di plastica si accumulavano man mano... ed oggi finalmente abbiamo fatto il formaggio in un tripudio di grembiulini da cucina di tutti i tipi.


Guidati da Antonella, un'educatrice ambientale, abbiamo versato il latte in un grande pentolone ascoltandone il rumore mentre usciva dalla bottiglia e precipitava nella pentola. I bambini hanno provato ad imitarlo, prima con la bocca poi con le mani, ma non è stato per niente semplice. 

Poi Antonella ha trasferito il pentolone sul fornello nello spazio della casetta (per oggi off limits a tutti i bambini) e, mentre la mia collega mescolava, la temperatura saliva, saliva. 

Quando il latte ha cominciato ad avere la febbre (a 37 gradi), Antonella ha versato il caglio, un liquido giallognolo.



A quel punto abbiamo lasciato il latte riposare per una mezzora con il suo coperchio mentre i bambini drammatizzavano la storia della capretta Betta che fa finta di non sentire la mamma che la chiama e continua a scorazzare nella fattoria dove incontra tanti animali.

Sollevato il coperchio, si controlla cos'è cambiato: il latte non c'è più, al suo posto c'è una crema abbastanza solida. I bambini ci hanno infilato il dito per rendersi conto della trasformazione avvenuta.

Antonella lo ha  "rotto" con una frusta manuale, poi con una schiumarola ogni bambino può trasferirne un po' nei classici vasetti forati che servono a far uscire il siero, una veloce manovra per capovolgerlo dopo qualche minuto e il nostro formaggio è pronto per essere portato a casa con grande soddisfazione di tutti.




L'esperienza è stata davvero bella e interessante ma soprattutto sono stata contenta di vedere l'attenzione e l'impegno di una classe di bambini di soli 3 anni. Sono uscita da scuola soddisfatta, orgogliosa del lavoro che stiamo portando avanti e anche un po' commossa.

venerdì 23 gennaio 2015

Leggere per non dimenticare

In occasione della giornata della memoria  ho cercato di scegliere un libro da proporvi ma non ci sono riuscita: l'olocausto e le persecuzioni razziali durante la seconda guerra mondiale sono un tema talmente vasto che lascia sempre spazio a nuovi approfondimenti. Così ho preparato una lista di libri sull'argomento che hanno per protagonisti i più giovani.

Cominciamo con un libro per bambini.


E' la storia di una bimba e della sua famiglia che scappa dalla Germania attraverso la Svizzera per arrivare a Parigi. La vita della piccola Anna e di suo fratello è completamente stravolta da qualcosa che neppure capiscono. Costretti a lasciare la loro bella casa, gli amici e la maggior parte dei giocattoli (tra cui il coniglio del titolo), sono obbligati a confrontarsi con la precarietà e la fatica di ambientarsi in un contesto completamente diverso e immersi in una lingua che non conoscono.



Altro libro per ragazzi, sempre una storia autobiografica. Anche in questo caso conosciamo una famiglia tranquilla e felice, con una vita piacevole e una bella casa. La giovane Trudi però vivrà un'esperienza molto più dura di quella di Anna: saranno infatti internati in un campo di concentramento. La storia comincia proprio da qui: rimaste sole dopo la fucilazione del papà e dello zio, Trudi e la mamma, in fila, attendono di sapere se verranno uccise subito o se entreranno nel lager. Dalle pagine del libro costellate di sofferenze e drammi, emerge la figura di una ragazzina attaccata alla vita che lotta con tutte le sue forze per salvare la propria madre dalla disperazione. E' un libro molto più forte del precedente ma è anche una lettura piena di speranza.



Di nuovo dei ragazzi come protagonisti di questo libro divenuto un best-seller mondiale e da cui è stato tratto anche un film e di nuovo un racconto autobiografico. I fratelli Joseph e Maurice scappano per tre anni lungo la Francia cercando di raggiungere i fratelli più grandi oltre le linee tedesche. Non raccontano a nessuno di essere ebrei e sono costretti a vivere di espedienti. Fortunatamente anche in questo caso c'è un lieto fine ma il ricordo è talmente forte che Joseph dopo trentanni decide di condividere con gli altri i suoi ricordi di quel difficile momento della sua vita.

Una coppia di amici è la protagonista del romanzo breve di Uhlman nel quale si racconta la storia di Hans e Konradin e della loro amicizia negli anni della scuola. Poi, ad un certo punto, tutto cambia e l'aristocratico Konradin, affascinato dall'ideologia nazista, non può più essere amico dell'ebreo Hans. Precipitata la situazione in Germania, Hans deve trasferirsi negli Stati Uniti dove si costruisce una nuova vita serena e appagante ma il ricordo di Konradin e della Germania nazista sono qualcosa con cui dovrà tornare a fare i conti.
Con questo post partecipo all'iniziativa I venerdì del libro di Homemademamma


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mercoledì 21 gennaio 2015

Scuoliamo


Da qualche giorno ho aperto anche una pagina facebook 

dedicata alla scuola e al mondo dell'educazione.

Se vi va, venite a trovarmi qui

venerdì 16 gennaio 2015

E' intelligente ma non si applica ovvero come gestire i colloqui scuola famiglia





Quest'oggi vi presento un volumento molto ben scritto da Vittoria Cesari Lusso, esperta di problematiche relazionali.
Il libro nasce da un progetto di formazione dedicato ai docenti della scuola primaria del Canton Ticino che aveva l'obiettivo di migliorare la qualità della comunicazione scuola-famiglia. C'è quindi un continuo integrare la teoria con le testimonianze dirette dei docenti.

L'autrice parte da alcune considerazioni sulle caratteristiche del contesto attuale: tramontata l'età dell'autoritarismo, viviamo oggi nella necessità di negoziare continuamente tra visioni e idee differenti anche in ambito educativo.

"Il lavoro dell'insegnante si è fatto sicuramente più complesso in quanto non più basato su un credito di fiducia a priori, su rapporti gerarchici e ruoli ben definiti, su stili educativi familiari improntati all'ubbidienza e alla sottomissione, su famiglie sempre d'accordo con quello che dice il maestro. Tuttavia, quanto detto rende la figura dell'insegnante ancora più importante nel percorso di sviluppo delle giovani generazioni. Essa costituisce un possibile modello positivo di riferimento, in quanto leader autorevole della classe e in quanto rappresentante delle ricchezze culturali che l'umanità si è data per superare la barbarie nei rapporti umani."

Il testo ci aiuta  a capire che in una relazione interpersonale ci sono sempre in gioco più fattori, oltre al contenuto manifesto della comunicazione, tra cui le aspettative reciproche e la ricerca di soddisfazione di bisogni più o meno consci. Vengono analizzati il concetto di fiducia e l'influenza dei pregiudizi.

Partendo dal racconto di casi verosimili si approfondiscono le problematiche più frequenti e si delineano possibili soluzioni.

Io l'ho trovata una lettura davvero molto utile oltre che piacevole perchè l'argomento viene affrontato in modo semplice, schematico e, nello stesso tempo, esaustivo. La stessa impaginazione e l'uso di tabelle lo rendono molto chiaro e scorrevole.

Con questo post partecipo all'iniziativa I venerdì del libro di Homemademamma

mercoledì 14 gennaio 2015

Pupazzi di neve





Nonostante la stagione un po' strana, noi lavoriamo sull'inverno.

Ecco alcuni dei meravigliosi pupazzi di neve disegnati l'altro giorno e completati con sale grosso (per simulare la neve).





martedì 13 gennaio 2015

Il barattolo delle cannucce

Vi presento un divertente esercizio per sviluppare due importanti pre-requisiti delle abilità grafomotorie: presa a pinza, ossia con l'uso di pollice ed indice, e coordinazione oculo-manuale che, in parole semplici, significa che l'occhio guarda e controlla quello che sta facendo la mano.

L'attività consiste nell'infilare le cannucce in alcuni fori praticati sul coperchio del barattolo. Realizzarlo è abbastanza semplice: vi serve un barattolo con il coperchio in plastica in modo da poterlo forare facilmente. Eviterei la carta e il cartoncino perché dopo un po' di volte rischia di rompersi. 

Quando praticate i fori state attenti a non farli nè troppo piccoli perchè sarebbe impossibile riuscire ad infilare ma neanche troppo grandi altrimenti il bambino non può allenare adeguatamente la coordinazione (in pratica è troppo facile). 

Io ho usato le cannucce che avevo in casa ma se le trovate colorate il risultato finale sarà sicuramente più piacevole.
Se viene usato spesso e da tanti bambini, dopo un po' le cannucce vanno sostituite con altre nuove perchè tendono a rovinarsi proprio nella parte che si introduce nel foro.
Naturalmente vi potete anche divertire a decorare il barattolo come volete.

L'attività si può proporre dai 3 ai 6 anni ma dipende dal grado di sviluppo del bambino: qualcuno la troverà molto semplice per qualcun'altro sarà più impegnativa. Volendo lo si può rendere più semplice sostituendo le cannucce con le matite (essendo più rigide e a punta si infilano facilmente).
Si possono anche sfidare quei bambini che lo eseguono facilmente ad usare la mano non dominante (cioè quella che di solito non usano).
 
In classe da me è stato molto apprezzato e sto pensando di preparare alcune varianti che più avanti vi mostrerò.

venerdì 9 gennaio 2015

Bilal



Durante le scorse vacanze di Natale ho ripreso in mano un libro molto impegnativo: Bilal di Fabrizio Gatti, sottotitolo Il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi.
L'autore è un giornalista molto conosciuto per le sue inchieste da infiltrato sotto copertura.
Questo testo racconta il viaggio compiuto attraverso il Sahara sulle stesse rotte che percorre chi cerca di arrivare clandestinamente in Europa.

Pur essendo scritto in modo molto scorrevole non si può certo leggere il libro tutto d'un fiato perché le storie che vengono raccontate e le riflessioni che smuovono nel suo autore richiedono una certa attenzione. 

Dalle pagine del libro emerge la geografia di un continente defraudato per secoli e in continua regressione. 
"Il viaggio fino a Bamako durava 30 ore nel 1990. Oggi occorrono almeno tre giorni per percorrere i 1420 chilometri. Come il mare che silenzioso si insinua nello scafo di una barca prima del naufragio, anche questa regressione è il sintomo del costante affondamento del Titanic africano. Poteva andare peggio. A volte si resta bloccati a Kayes e bisogna aspettare settimane affinchè gli europei possano giocare sugli sterrati della regione. E' successo ogni volta che da queste parti è arrivato il rally più amato dai francesi, la Parigi -Dakar e le sue successive varianti. Le auto e i camion 4x4 della gara e del seguito si succhiano tutta la benzina e il gasolio disponibili. E dopo il passaggio della corsa, nel Nord non si trova carburante per un intero mese. Senza calcolare il costo umano. Il 75 per cento delle vittime della competizione non sono i piloti strapagati. Sono abitanti del Sahel investiti nei villaggi."

Il libro si popola via via di incontri: gli spacciatori di informazioni, gli autisti di camion che trasportano lungo il deserto decine e decine di persone su mezzi defunti da tempo facendosi pagare profumatamente, Billy e i suoi amici bloccati ad Agadez e diventati stranded con la mente ancora piena di progetti ma il corpo ricoperto di polvere, infiniti agenti di polizia che torturano, rubano, massacrano, tuareg in fuoristrada e salafiti di Al Qaeda, scafisti libici personale dei consolati...

Il racconto del deserto è un'odissea terribile su camion strapieni dove non si ha nenache il coraggio di addormentarsi, accanto ad altri viaggiatori denutriti: "adesso è evidente quanto sia profondo il baratro dentro cui stiamo scendendo. Questi ragazzi sanno che nessuno, qualunque cosa succeda, verrà mai a tirarli fuori. Nessun padre. Nessun fratello. Nessuno Stato. Nessuna organizzazione umanitaria. Nessuno dei governi che con le loro scelte corrotte li hanno portati qui, piangerà mai la loro morte. Da quando sono partiti sono figli di nessuno. Qui nel deserto siamo tutti figli di nessuno."

Più volte nel corso del libro, il giornalista si trova a riflettere sull'enorme differenza che fa nascere in un Paese piuttosto che in un altro.
"Tu vivi in Europa. Tornerai alle tue comodità, alla tua casa, al tuo lavoro. Al tuo Paese complice del nostro governo. E io, tra cinque minuti vado a sdraiarmi sui cartoni del mercato del pesce. Ma dove era scritto che le nostre vite dovevano essere così? Io dovrei essere arrabbiato con te".

Drammatica e surreale è la storia di  James e Joseph due studiosi liberiani che devono partecipare ad una conferenza a Lubiana: hanno un visto e una miriade di documenti in regola ma questo non gli impedisce di essere barbaramente torturati in Libia.
"Siamo appena tornati dall'ospedale. Ci sono problemi con le nostre ferite, abbiamo molti dolori. Siamo andati all'ospedale libico e per poter esssere curati, ci hanno chiesto di portare un documento in cui la polizia dichiara di aver commesso le torture".

Il libro si chiude con l'esperienza nel centro di permanenza temporanea in Italia, in assoluto la parte più cruda della storia e più difficile da leggere.

Come ho già scritto all'inizio questo è un libro difficle, denso, inquietante che lascia con un senso di disgusto ma credo anche che sia una lettura utile per farsi domande e interrogarsisul concetto di dignità umana.

Vi lascio con la dedica iniziale del libro: "Un viaggio verso la libertà non può che lasciarci liberi di prendere la rotta che più ci rassicura".

Questo post partecipa all'iniziativa I venerdi del libro di Homemademamma

martedì 6 gennaio 2015

Filastrocca degli agrumi

La stagione invernale è l'occasione giusta per accompagnare i bambini a conoscere gli agrumi e le loro caratteristiche.

Durante le vacanze di Natale, ho realizzato un libretto da leggere in classe prendendo spunto da un manuale molto carino "Creare libri gioco per bambini" che raccoglie alcuni progetti per costruire libri divertenti e colorati per i bambini o perfino insieme a loro. 

Così scrive Chiara Balzarotti, la sua autrice: "I bambini posseggono un patrimonio che spesso noi adulti invece di stimolare tendiamo ad assopire: la fantasia. La fantasia è quella cosa che permette ai bambini di far vivere i loro pupazzi, di raccontare storie con protagonisti fantastici, di animare qualsiasi oggetto si trovi nelle loro mani. Scopo di questo libro è proprio quello di assecondare la fantasia dei bambini, dando loro la possibilità di inventare storie sempre nuove partendo da libri realizzati da loro stessi, dove i vari personaggi si animano in un castello di cartone piuttosto che in una bottiglia del latte o in una torta colorata".
 
Tutte le proposte sono descritte in modo molto chiaro con foto e cartamodelli allegati.

Io sono partita da qui e ho apportato qualche modifica  per adattare il lavoro alle mie esigenze. 

Ecco il risultato:

Il limone è giallo giallo


come il sol che sveglia il gallo.




Il pompelmo è un po' più grosso:
riempirebbe pure un fosso!




Poi ci sono i mandarini
ma... li mangiano i pinguini?




E non scordare con l'arancia
le vitamine che metti in pancia.




Fette, spicchi e spremute,
fanno bene alla salute.


Io ne mangio in quantità
e guarda che felicità! 
 

lunedì 5 gennaio 2015

Qualche notizia sui Re Magi




Il 6 Gennaio per i cristiani è la festa dell'Epifania e si ricorda l'arrivo dei Magi alla mangiatoia di Betlemme. Nella Bibbia non si dice moltissimo di questi personaggi: leggiamo nel Vangelo di Matteo che erano dei sapienti venuti da lontano e che stavano cercando un re appena nato per rendergli omaggio. 

Moltissimo invece raccontano la tradizione popolare e i Vangeli apocrifi. Pertanto, senza garanzia di autenticità, vediamo qualche spunto per festeggiare con i più piccoli.


Chi erano e da dove venivano

Erano in tre secondo un vangelo apocrifo e ciò permetteva di rappresentare le tre razze in cui si divide l'umanità, derivanti dai tre figli di Noè. 
Gaspare era il re dell'Armenia e lasciò il suo regno nelle mani del fratello per partire in cerca di Gesù. Baldassarre, il più giovane, era un re arabo del deserto. Infine c'è Melchiorre, il cui vero nome sarebbe Ram, proveniente dall'India (il più vecchio dei tre). Il soprannome Melchiorre nascerebbe dal fatto che inchinandosi davanti al bambinello disse "Cham el chior" ossia "ho visto Dio".

Cosa portavano

I doni dei Magi simboleggiano la duplice natura del bimbo appena nato che è sia umano sia divino: l'oro per il re, l'incenso per l'altare di Dio e la mirra per i defunti. Da qui nasce l'usanza di portare doni ai bambini. La tradizione racconta che anche una vecchia avrebbe dovuto partire con loro ma non volle. Poi ripensandoci cercò di raggiungerli senza riuscirci: è la Befana che da allora lascia un dono a tutti i bambini sperando che tra questi ci sia Gesù.

La tomba dei Magi

Sembra che anche le reliquie dei tre re viaggiarono parecchio. Dalla chiesa di Sant'Eustorgio a Milano dov'erano conservati, nel 1164 vennero trafugati durante l'assedio di Federico Barbarossa e trasportati nella cattedrale di Colonia, in Germania. 

E per finire una facile filastrocca da imparare:


I Re Magi
Dall’Oriente noi veniam
da un paese assai lontan.
Monti e fiumi attraversiam
e la stella sempre seguiam.
Nella piana di Betlemme
un gran Re oggi è nato,
e per questo oro e argento
noi a Lui abbiamo portato.
(Canto tradizionale inglese)