venerdì 27 febbraio 2015

Red Pony


Per questa settimana ho pensato ad un libro per ragazzi (ma non solo) del premio Nobel John Steinbeck.

Il protagonista della storia è Jody, un ragazzino che vive in un ranch e adora i cavalli. Nel corso della storia dovrà dimostrare di essere abbastanza grande e affidabile proprio accudendo un pony. Non tutto andrà per il verso giusto ma sicuramente Jody diventerà via via più maturo.

L'ambiente della campagna e della natura è descritto benissimo da Steinbeck che lo conosceva da vicino e lo amava profondamente.

Tutto il libro è attraversato, inoltre, dalla difficile relazione tra Jody e il padre che pur senza problemi apparenti, faticano a capirsi a vicenda. E' invece Billy, l'uomo di fatica  del ranch, a comprendere ed aiutare a crescere il giovane Jody.

La scrittura è scorrevole e piacevole anche se non banale. Se masticate un po' d'inglese, vi consiglio anche la lettura in lingua originale, mentre per i ragazzi esitono diverse riduzioni in lingua inglese pensate appositamente per chi sta studiando come questa.


Questo post partecipa a I venerdì del libro di Homemademamma.

lunedì 23 febbraio 2015

top of the post 23 febbraio 2015





Ecco i tre post che mi sono piaciuti di più questa settimana:






 
Con questo post partecipo a Top of the post di Da mamma a mamma. 
Buona lettura e buona settimana! 

domenica 22 febbraio 2015

cita-un-libro 2





Come non essere d'accordo con questa frase? 

Triste che ancora ci sia bisogno di ricordarselo.


Questo post partecipa all'iniziativa cita-un-libro. Qui trovate le regole e i link alle citazioni degli altri partecipanti. Qui invece trovate il sito dell' iniziativa. 

sabato 21 febbraio 2015

Cronaca da un seminario 1


Venerdì scorso sono stata ad un seminario di formazione tenuto dal dottor Cerini, che è un tecnico del Miur, (qui trovate il suo curriculum se volete saperne di più), sulle Indicazioni Nazionali per il primo ciclo e il curricolo verticale per competenze. 

Sono state due ore molto piacevoli, durante le quali ho raccolto moltissimi spunti di riflessione e di lavoro.

Comincio con questo post una mia rielaborazione di quanto discusso da condividere con voi.

Intanto, per chi non lo sapesse le Indicazioni Nazionali rappresentano il riferimento normativo per la scuola dai tre ai quattordici anni. Ci dicono, per esempio, quali traguardi dovrebbero raggiungere i nostri alunni e, di conseguenza, intorno a quali ambiti, dimensioni, contenuti dobbiamo elaborare la nostra programmazione didattica e la successiva valutazione/verifica.

Per semplificare al massimo, sono i programmi ministeriali per la scuola che va dai tre ai quattordici anni. Rappresentano il primo vero progetto didattico-educativo per gli istituti comprensivi che ormai sono la realtà del nostro Paese. 
Quando noi eravamo piccoli esistevano gli asili, le scuole elementari e le scuole medie. Ognuna a sè, con direttori didattici diversi, ai docenti non era richiesto di collaborare tra gradi diversi di scuola se non, al massimo, nella formazione delle classi prime, quando si passava da un grado all'altro.

Oggi invece noi abbiamo istituti comprensivi che comprendono scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado con un unico dirigente scolastico, un'unica segreteria e diverse commissioni che prevedono la partecipazione di docenti di ogni grado, un Pof unitario e progetti trasversali e d'istituto.

Il cammino scolastico dell'alunno è così contraddistinto da una discontinuità necessaria al processo evolutivo, nel senso che per crescere i ragazzi hanno bisogno di esperienze nuove e diverse ma noi docenti gli dobbiamo garantire una certa coerenza e quindi continuità.

Il dottor Cerini ci ha spiegato che, a suo parere ogni grado scolastico ha portato in eredità un elemento fondamentale su cui si sono costruite le Indicazioni.
Vediamo quali.

Dalla scuola dell'infanzia arriva il concetto di campo d'esperienza che pone l'accento sull'iniziativa del bambino seguita da ricostruzione/rielaborazione dell'esperienza. Significa quindi che il bambino partecipa direttamente alla costruzione del sapere.

Dalla scuola primaria ricaviamo il concetto di ambiente di apprendimento che focalizza l'attenzione  su aspetti come l'organizzazione dell'aula, il clima, lo stile di lavoro, il tipo di relazione, eventuali ausili tecnici e ci aiuta ad andare oltre l'esclusività della lezione frontale in favore di didattiche più partecipate.

Infine, dalla secondaria di primo grado arriva il valore formativo delle discipline che non sono solo un repertorio di conoscenze. Bruner diceva: "Cosa dovrebbe succedere in classe tutte le mattine? Una conversazione animata sui saperi del mondo".

Per ora mi fermo qui, nel prossimo post vi parlerò del concetto di competenza e della didattica per competenze.

venerdì 20 febbraio 2015

Carnevale per i bambini: festa o frenesia?

Arlecchino al mare (Roberta Coral)


In questi giorni anche nella nostra scuola, come in molte altre, abbiamo festeggiato il Carnevale. Non ho potuto non notare una certa frenesia legata al costume e al travestimento; frenesia che, a mio parere, corre sempre il rischio di trasformarsi in competizione. Non ho nulla in contrario alle gare di bravura purchè i bambini non diventino il campo di battaglia. Purtroppo questo pensiero non è condiviso da tutte le famiglie, così ieri pomeriggio ho preso metaforicamente carta e penna e ho preparato un articolo per il giornalino della scuola. Eccolo qui:

Vivere il Carnevale quando si insegna in una sezione composta tutta da bambini di tre anni porta sempre con sé una certa preoccupazione.
Non tutti i piccoli infatti amano travestirsi. Inspiegabilmente per noi adulti, alcune cose li terrorizzano anziché divertirli. Molti altri invece aspettano questo momento con grande emozione. Del resto anche ai loro genitori fa piacere vederli in maschera.

Certo è vero che chi non vuole può sempre non travestirsi ma si tratta pur sempre di un'auto-esclusione che lascia un senso di disagio nel gruppo e certo non può soddisfare noi docenti.

Così abbiamo scelto un basso profilo: quel giorno dev'essere festa e divertimento per tutti e non sarà un costume di carnevale ad impedircelo!

Ecco quindi che cominciamo ad esplorare con i bambini il mondo dei pagliacci: come si truccano, come si vestono, dove lavorano e poi costruiamo le nostre parrucche da clown con le stelle filanti regalate da mamma e papà. Per l'occasione prepariamo delle canzoncine spiritose da condividere con i bambini delle altre classi (anche se poi, sul più bello, l'emozione ci fa brutti scherzi).

Il giorno di Carnevale siamo tutti contenti, nessuno si sente escluso dalla festa. Cantiamo, balliamo, ci tiriamo le stelle filanti, ci lasciamo spaventare, ma solo per finta, dai bambini travestiti da pirati, scopriamo che anche nella classe gialla sono arrivati i pagliacci, sfiliamo a farci applaudire dai compagni delle altre sezioni, insegniamo perfino ai nostri amici della sezione lilla la canzone del funghetto velenoso (loro erano vestiti da gnomi e funghetti).

Davvero una bella mattinata, serena e allegra. Racchiudiamo alcuni momenti in un video (molto amatoriale!) così, a fine anno, anche mamma e papà si potranno gustare questo semplice ma autentico divertimento.

E noi insegnanti, nel vedere i bambini che fanno festa, siamo contente e soddisfatte del lavoro fatto, di essere riuscite a non farci prendere dalla frenesia a realizzare un costume spettacolare ma aver tenuto sempre al centro del nostro educare i bambini.

Davvero un bel Carnevale!


Il pediatra nel cassetto


Il libro che vi propongo questa settimana realizza il sogno di tutte le mamme: avere sempre un pediatra a portata di mano.

Si tratta di un manuale molto denso e contemporaneamente agevole da utilizzare, curato dal dottor Gianfranco Trapani, (pediatra appunto, ma anche esperto di alimentazione e omeopatia) e scritto con la collaborazione di altri medici. 

"Alla base di quest'opera c'è il desiderio di offrire una serie di nozioni in modo divulgativo e il più semplice possibile, con lo scopo non di elargire nozioni tecnico-scientifiche comprensibili solo da personale addetto ai lavori, ma di diffondere informazioni circa le più frequenti malattie e situazioni di difficoltà, non solo fisiche ma anche psicologiche in cui ci si può trovare quando ci si deve occupare di neonati, di bambini o di adolescenti.

Naturalmente di libri simili ne esistono molti ma questo ha una particolarità: "è il primo manuale che, oltre ai consigli curativi a base di farmaci classici, comprende anche quelli suggeriti dalle terapie complementari. In altre parole è il primo libro che parla di medicina integrata nella cura dei bambini".

La medicina integrata mira a superare la feroce contrapposizione tra medicina tradizionale e tutto il resto, soprattutto perché si rivolge al paziente in modo globale non riducendolo al sintomo o all'organo malato.

Il testo non si occupa solo di patologie ma spiega le fasi dello sviluppo fisiologico e psicologico del bambino, dà indicazioni su aspetti pratici come quale sport scegliere e dedica ampio spazio al tema dell'alimentazione.

Affronta in ordine alfabetico le principali malattie del bambino ed i più frequenti casi d'emergenza che si potrebbero verificare.

La grafica è molto accattivante ed è ulteriormente arricchito da immagini esplicative, schemi e tabelle davvero utili. Il testo è poi corredato sia da un indice generale sia da uno alfabetico per argomento. Inoltre il linguaggio è chiaro e comprensibile per tutti.

Un'ultima annotazione importante: del libro esistono due edizioni. Alla più recente, che vedete nella foto in alto, è stato aggiunto un intero capitolo sulle vaccinazioni che non trovate nella prima.

Questo post partecipa all'iniziativa I venerdì del libro di Homemademamma.
  

martedì 17 febbraio 2015

Malattia: un'occasione da sfruttare



Oggi scrivo un post superveloce per suggerire un'idea per rendere la malattia un'occasione di apprendimento.

Nasce tutto dal fatto che in questi ultimi giorni mia figlia ha avuto la tosse e ha dovuto prendere uno sciroppo principalmente a base di erbe (il suo pediatra, infatti, ci ha spiegato che l'uso di mucolitici tradizionali nei bambini non è sempre consigliato).

Così ho pensato: perché non cercare su internet il nome degli "ingredienti"? 

Per cui armate di elenco di nomi strani, abbiamo acceso il computer. Ci siamo guardate le foto e abbiamo letto qualcosa sul perché del nome, le proprietà, la storia. Così abbiamo scoperto che nel suo sciroppo ci sono anche un lichene e un sale. E in più mia figlia si è divertita a pronunciare quei nomi così strani.

Naturalmente a seconda dell'età e dell'interesse del bambino si può modulare l'attività magari andando a capire come si ricavano medicine dagli elementi naturali.

Del resto è meglio trovare il lato positivo delle cose, non credete?

lunedì 16 febbraio 2015

Top of the post




Ecco i tre post che mi sono piaciuti di più la scorsa settimana:

  • Montessori: la cameretta del blog Babygreen in cui vengono descritti in maniera chiara una serie di suggerimenti da tener presente nell'arredare la cameretta dei propri bambini per favorirne lo sviluppo dell'autonomia (uno dei principi base del lavoro di Maria Montessori);


  • i codici delle uova ci spiega nel dettaglio che cosa significano i codici stampati sulle uova, a quali allevamenti corrispondono e che cosa si potrebbe nascondere dietro la dicitura "allevate a terra". 

Con questo post partecipo all'iniziativa top of the post del blog Da Mamma a Mamma.


Buona lettura!

domenica 15 febbraio 2015

Independence day!



Ho deciso di partecipare all'Independence Day lanciata dal blog un tuffo nell'insalata .

Si tratta di un giorno in cui tutto quello che si mangia dev'essere autoprodotto e non provenire dalla grande distribuzione, un'occasione per riflettere in maniera critica e consapevole sulle proprie scelte alimentari.

Non sarà facilissimo perché alcuni alimenti lavorati fanno parte della nostra quotidianità, pensiamo alla pasta o alla passata di pomodoro. Sicuramente è una sfida ma ci voglio provare.

Se anche voi volete partecipare all'iniziativa, fate un salto sul blog a leggere il regolamento e cominciate ad allenarvi.

Concludo scrivendovi che il bellissimo banner dell'iniziativa è stato realizzato per l'occasione da Sybille, nel suo sito potete riempirvi gli occhi con le sue meravigliose creazioni.


#ioleggoperché


 #ioleggoperché è una campagna nazionale di promozione della lettura e del libro. Lo scopo è infatti quello di coinvolgere e stimolare chi legge poco o niente. Si tratta di un'iniziativa dell'Associazione Italiana Editori che si svolge su tutto il territorio nazionale con diversi eventi e che culminerà il 23 aprile con la giornata del libro.

Tra le altre cose si può partecipare inserendo una citazione presa da un libro a piacere sul muro virtuale iscrivendosi al sito dell'iniziativa.


Con questo post partecipo, invece, all'iniziativa cita un libro del blog Slumberland che ci vedrà coinvolte in una gara di citazioni tratte dal wall ufficiale dell'iniziativa oppure no (purché siano sottoforma di post-it).

Ed ecco quindi che anch'io mi lancio nella competizione!

Ho scelto una citazione tratta da un libro che non ho ancora letto ma che mi riprometto sempre di leggere: una specie di proposito tardivo per il nuovo anno.

L'ho scelta perché la trovo quanto mai attuale e adatta al nostro tempo.


venerdì 13 febbraio 2015

La casa sull'albero

Venerdì scorso leggevo la recensione di Margherita ad un libro della Pitzorno. La trovate qui




Così mi è venuta voglia di rileggerla. Quando lavoravo alla primaria mi capitava spesso di proporre brani tratti dai suoi libri.
Il suo modo di scrivere è molto semplice e lineare e non sempre mi soddisfa ma trovo che abbia come punto di forza la fantasia con cui crea le sue storie.

Quello di cui scrivo oggi è un racconto che più surreale proprio non si può. 
Una bambina e una ragazza vanno a vivere su una quercia. Si capisce da subito che la storia e fantastica ma chi da piccolo non ha sognato almeno una volta di costruirsi una casa sull'albero? 

Man mano però compare un vicino supercattivo, un cane che comincia a fare le uova e a cui crescono le piume, quattro neonati lasciati dalle cicogne, una gatta che parla in versi, una torpedine che sostituisce l'impianto elettrico, una pianta carnivora... Di stranezze in stranezze prosegue la lettura fino a quando l'albero rischia di essere tagliato. Saranno capaci tutti questi buffi personaggi di unirsi per sconfiggere i nemici?

Come vi ho anticipato, la scrittura è piuttosto semplice e il racconto è basato principalmente sui numerosi eventi sempre più bizzarri ed inaspettati. Dal mio punto di vista, ciò lo rende adatto a quei bambini che non amano perdersi troppo in descrizioni e particolari ma badano al sodo e amano divertirsi leggendo.

Questo post partecipa all'iniziativa I venerdì del libro di Homemademamma.

martedì 10 febbraio 2015

Un riciclo a metà

L'anno scorso avevo proposto ai bambini di 5 anni un laboratorio fonologico che prevedeva, tra l'altro, un gioco per discriminare le parole lunghe da quelle corte. Avevo quindi preparato una serie di cartoncini con delle parole che mi servivano a questo scopo. 

Ho pensato di riciclare i cartoncini e le parole per proporre ai bambini di tre anni un gioco diverso che consiste nella ripetizione ad una ad una delle parole che la maestra legge. Casualmente molte di queste contengono delle difficoltà come zeta, gn, gl, esse, erre e simili. Per questo invitiamo i bambini a guardare bene la bocca dell'insegnante quando pronuncia la parola in questione. In questo modo è più semplice comprendere la differenza tra suoni simili e riprodurli correttamente.

I bambini possono così esercitarsi e migliorare il proprio linguaggio, nel frattempo noi maestre ci rendiamo conto di quali sono le lettere e le sillabe che rappresentano ancora delle difficoltà.

E' un'attività che si presta bene anche per calmarli dopo che si sono scatenati. 

Gli abbiamo detto che questo lavoro era dei bambini grandi dell'anno scorso e che quindi forse sarebbe stato troppo difficile per loro (ovviamente abbiamo taciuto le modifiche fatte all'attività). Tanto è bastato per solleticarne l'orgoglio e spingerli ad ascoltare in religioso silenzio ogni parola per ripeterla subito dopo.

Sta piacendo così tanto che nei prossimi giorni dovremo cambiare le parole proposte! Ecco perché il riciclo è riuscito solo a meta!

Si tratta di un giochino che si può fare anche a casa in quanto non ha la pretesa di essere un'attività di logopedia che invece ha bisogno della presenza di un esperto. 

Bisogna però avere l'accortezza di non correggere troppo il bambino e di proporre sempre una buona quantità di parole per lui semplici insieme ad alcune difficili. Questo stratagemma è molto importante per evitare che il bambino, sperimentando troppi insuccessi, ne esca menomato nell'autostima ed in seguito si rifiuti di partecipare ad una simile attività.



lunedì 9 febbraio 2015

Il "brivido" della pasta

Ieri ho voluto provare il brivido dell'avventura... ovviamente in senso didattico.

Ho proposto ai bambini della sezione di decorare con vari formati di pasta delle classiche mascherine di carnevale.

Dove sta il brivido? Nel fatto che hanno lavorato in totale autonomia e tutti insieme nello stesso momento (24 bambini di tre anni, purtroppo c'erano degli assenti!).



Io tengo molto a proporre esperienze in cui tutta la classe lavora in contemporanea e non solo attività in piccolo gruppo, soprattutto nell'ultimo anno di scuola dell'infanzia.
Lavorare con pochi bambini, alla volta permette all'insegnante di seguire le varie fasi, intervenire in caso di problemi, a volte anche anticipare le loro richieste (cosa, in realtà, non molto utile dal punto di vista pedagogico). Sicuramente il lavoro finito è molto più curato e c'è la possibilità di favorire l'acquisizione di competenze specifiche, anche perché ci si rende subito conto se un bambino non ha capito qualcosa.

L'attivtà proposta in questo caso, invece, mirava a esplorare quale capacità di lavoro autonomo possiede il gruppo classe. Mi serve per capire cosa si può progettare in futuro. E' utile anche a favorire nei bambini la capacità di condividere il materiale di lavoro e di attendere (ad esempio, che l'insegnante passi a rifornire di pasta oppure che venga a controllare il lavoro). Sono due abilità per nulla scontate, soprattutto nei bambini di tre anni.



Ho preparato la classe con vari tavolini, al centro di ognuno era posta una vaschetta con all'interno vari formati di pasta. La vaschetta è una ed è per tutti i bambini seduti al tavolino, c'era pasta sufficiente per tutti ed ho rassicurato i bambini che ne avevo ancora dell'altra. Nessuno poteva tirarsi la vaschetta dalla propria parte ed appropriarsene. Non è un concetto facile per i bambini perchè a tre anni siamo ancora in una fase di relativo egocentrismo assolutamente fisiologico. Io però sono dell'idea che i piccoli vadano aiutati gradualmente a condividere e che la scuola sia il luogo ideale per farlo. Devo dire che non ci sono stati problemi.

Ogni bambino è venuto da me a prendere la propria mascherina: ho voluto aggiungere anche questa difficoltà anzichè passare io tra i banchi a consegnarle.

Dopo aver messo la colla, ogni bambino ha decorato la propria mascherina con la pasta come più gli piaceva e, una volta asciutte, le mascherine sono state dipinte.

Come ho scritto prima, non mi interessava il risultato finale quanto lavorare sul processo per cui non sono intervenuta nelle loro scelte: c'è chi ha mischiato i vari formati, chi ha usato prevalentemente un tipo di pasta, chi l'ha riempita all'inverosimile e chi ha lasciato degli spazi vuoti qua e là.

Il risultato è stato però decisamente positivo: tutti hanno compreso le istruzioni, si sono impegnati nel proprio lavoro e hanno rispettato quelle regole necessarie alla buona riuscita dell'attività per tutti.
E' un'importante indicazione che si può continuare a proporre attività su questa linea.

sabato 7 febbraio 2015

Il giardino della scuola

Oggi vi voglio raccontare dello spazio verde della scuola in cui lavoro. Comincerò col dirvi che siamo in un paese in mezzo ai campi: due giorni fa ho visto un airone cinerino che si abbeverarava in un fosso con poca acqua.

All'esterno della scuola abbiamo un enorme prato con alcuni alberi. Una siepe circonda il giardino coprendo la rete di protezione che separa la scuola dall'esterno. Una parte di questa bordura sta ancora crescendo: l'abbiamo piantata l'anno scorso grazie all'aiuto di alcuni nonni e alla Provincia che ci ha regalato delle pianticelle da trapiantare.

 
messa a dimora delle piante


E' stata una mattinata molto bella: prima i nonni hanno scavato i solchi, poi hanno aiutato i bambini a mettere a dimora le piante cercando di rispettare una certa distanza tra una e l'altra per evitare che crescendo si soffocassero tra loro. Infine abbiamo innaffiato (ovviamente anche qualche piede oltre alle piante). E per finire le foto di rito con preside, assessore e nonni.

La particolarità del giardino è però l'oasi di cui proprio l'anno scorso abbiamo festeggiato il decimo anniversario. Si tratta di uno spazio recintato che comprende uno stagno con ninfee e altre piante acquatiche, alcuni alberi da frutto come noce, caco, melograno..., un pergolato per la vite, una zona dedicata alle piante aromatiche, altri alberi tipici della zona e un orto che ogni anno cambia prodotto.

L'anno scorso abbiamo trapiantato dei girasoli che avevamo prima seminato nelle classi e quest'anno invece ci stiamo dedicando al grano.

le piantine di girasole pronte per essere trapiantate


Completa il tutto un capanno per gli attrezzi.

Naturalmente l'oasi è uno spazio a cui si accede con l'insegnante per osservare la natura o per fare delle attività specifiche, non è uno spazio dedicato al gioco libero. Ma è comunque ben visibile dal giardino e dalle finestre di alcune aule. Così abbiamo potuto vedere anche diversi uccelli che cercavano tra l'erba un po' di cibo.

venerdì 6 febbraio 2015

Volare a scuola

Con molta soddisfazione vi scrivo di Elisabetta e del suo blog appena nato, Volare a scuola.

Elisabetta Bini è un'insegnante della scuola primaria di Livorno, ci siamo da poco conosciute tramite facebook e condividiamo molte idee sul nostro lavoro.




Quella che vedete qui sopra è l'immagine dell'home page del suo sito e già vi dà l'idea del fatto che Elisabetta è un'insegnante dalle molte risorse. 

Intanto, come potrete leggere dalla sua presentazione, ha una lunghissima formazione in aree diverse della pedagogia e poi un enorme entusiasmo che traspare da tutti i suoi progetti. 

L'idea di fondo che la ispira è che a scuola si vola grazie all'impegno ma anche alla creatività e alla fantasia, per questo la vedrete proporre strategie e metodi innovativi per favorire l'apprendimento.

Qui potete trovare il primo passo della nostra collaborazione: un esempio di attività che unisce due materie apparentemente inconciliabili come matematica e italiano.

Buona navigazione!


Un mare di silenzio

In questi giorni sto leggendo un giallo ambientato sulla riviera ligure, tra Albenga e Toirano.

Si tratta di Un mare di silenzio di Cristina Rava.



Protagonista è il medico legale Ardelia Spinosa impegnata in un'indagine personale sulla morte, apparentemente inspiegabile, di due algerini. Tutto comincia quando la dottoressa, dopo aver compiuto la visita medica dei cadaveri sul luogo del delito, trova una chiavetta Usb vicino alla propria auto. Invece di consegnarla ai carabinieri, la porta con sè.

Lei stessa non si spiega il motivo del gesto ma da lì le si spalancherà una porta sul mondo del giovane Karim. La chiavetta contiene, infatti, il diario del ragazzo e racconta alcuni suoi ricordi della vita in Algeria ma, soprattutto, i pensieri che nascono in lui quando è costretto a lasciare gli studi e trasferirsi in Italia a causa della morte del padre. 

Dal momento che il diario è scritto in arabo, Ardelia sarà costretta a leggerlo a puntate mentre lo zio glielo traduce. 

Nel frattempo sembra che qualcuno abbia scoperto o sospetti che la dottoressa sta conducendo delle indagini private e abbia deciso di usare le maniere forti per dissuaderla.

Nonostante Ardelia ami fare di testa sua, sfrutterà la collaborazione di diversi personaggi per arrivare a conoscere la verità. 

Sullo sfondo la Riviera di Ponente, in un'insolita veste invernale.

Purtroppo non sono ancora arrivata alla fine ma mi sento di consigliarvelo se avete voglia di una lettura divertente ma che si presta anche a qualche spunto di riflessione sul confronto tra culture e religioni diverse.

Con questo post partecipo all'iniziativa I venerdì del libro di Homemademamma