sabato 21 febbraio 2015

Cronaca da un seminario 1


Venerdì scorso sono stata ad un seminario di formazione tenuto dal dottor Cerini, che è un tecnico del Miur, (qui trovate il suo curriculum se volete saperne di più), sulle Indicazioni Nazionali per il primo ciclo e il curricolo verticale per competenze. 

Sono state due ore molto piacevoli, durante le quali ho raccolto moltissimi spunti di riflessione e di lavoro.

Comincio con questo post una mia rielaborazione di quanto discusso da condividere con voi.

Intanto, per chi non lo sapesse le Indicazioni Nazionali rappresentano il riferimento normativo per la scuola dai tre ai quattordici anni. Ci dicono, per esempio, quali traguardi dovrebbero raggiungere i nostri alunni e, di conseguenza, intorno a quali ambiti, dimensioni, contenuti dobbiamo elaborare la nostra programmazione didattica e la successiva valutazione/verifica.

Per semplificare al massimo, sono i programmi ministeriali per la scuola che va dai tre ai quattordici anni. Rappresentano il primo vero progetto didattico-educativo per gli istituti comprensivi che ormai sono la realtà del nostro Paese. 
Quando noi eravamo piccoli esistevano gli asili, le scuole elementari e le scuole medie. Ognuna a sè, con direttori didattici diversi, ai docenti non era richiesto di collaborare tra gradi diversi di scuola se non, al massimo, nella formazione delle classi prime, quando si passava da un grado all'altro.

Oggi invece noi abbiamo istituti comprensivi che comprendono scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado con un unico dirigente scolastico, un'unica segreteria e diverse commissioni che prevedono la partecipazione di docenti di ogni grado, un Pof unitario e progetti trasversali e d'istituto.

Il cammino scolastico dell'alunno è così contraddistinto da una discontinuità necessaria al processo evolutivo, nel senso che per crescere i ragazzi hanno bisogno di esperienze nuove e diverse ma noi docenti gli dobbiamo garantire una certa coerenza e quindi continuità.

Il dottor Cerini ci ha spiegato che, a suo parere ogni grado scolastico ha portato in eredità un elemento fondamentale su cui si sono costruite le Indicazioni.
Vediamo quali.

Dalla scuola dell'infanzia arriva il concetto di campo d'esperienza che pone l'accento sull'iniziativa del bambino seguita da ricostruzione/rielaborazione dell'esperienza. Significa quindi che il bambino partecipa direttamente alla costruzione del sapere.

Dalla scuola primaria ricaviamo il concetto di ambiente di apprendimento che focalizza l'attenzione  su aspetti come l'organizzazione dell'aula, il clima, lo stile di lavoro, il tipo di relazione, eventuali ausili tecnici e ci aiuta ad andare oltre l'esclusività della lezione frontale in favore di didattiche più partecipate.

Infine, dalla secondaria di primo grado arriva il valore formativo delle discipline che non sono solo un repertorio di conoscenze. Bruner diceva: "Cosa dovrebbe succedere in classe tutte le mattine? Una conversazione animata sui saperi del mondo".

Per ora mi fermo qui, nel prossimo post vi parlerò del concetto di competenza e della didattica per competenze.

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