martedì 24 marzo 2015

Montessori e la Protezione Civile

 
Senecio, Paul Klee

Stamattina a scuola è arrivata la Protezione Civile. Come ogni anno, alcuni volontari hanno tenuto delle "lezioni" ai bambini.

La nostra sezione, tutta di tre anni, ha fatto la conoscenza dell'attrezzatura che portavano in due enormi borsoni: caschetti con la visiera, guanti di tutti i tipi, giubbotti salvagente e via dicendo. 
Con grande pazienza hanno fatto provare tutto a tutti e relativa foto. 
Poi uno dei volontari ha fatto finta di rischiare di annegare in un mare immaginario e l'altro signore gli ha lanciato una fune. Tutti i bambini tirando insieme sono riusciti a salvarlo. 
Siamo anche usciti in giardino per vedere i lampeggianti sulla loro jeep.

Una cosa mi ha lasciata perplessa nei bambini: io alla loro età sarei rimasta a bocca aperta e occhi sgranati dall'inizio alla fine, loro no. 

Molti si annoiavano, alcuni si spintonavano tra di loro per gioco, altri guardavano fuori dalla finestra. Eppure non è stato niente di noioso, anzi proprio il contrario ed era anche mattina!
Nel nostro lavoro quotidiano mettiamo in campo strategie continue per migliorare la capacità di prestare attenzione però non posso non notare che il livello da cui partiamo sta diventando sempre più basso. E mi chiedo perché? 
Molti danno la colpa al lungo tempo passato davanti alla televisione o impegnati nei videogiochi e sicuramente qualche colpa ce l'hanno.
Però sto maturando l'idea che ci sia  anche dell'altro: in un contesto di vita frenetico ed in perpetua rincorsa, il genitore non si può permettere il lusso di richiedere al bambino di prestare attenzione a qualcosa. Del resto a cosa servirebbe? Fanno tutto mamma e papà e quando loro sono al lavoro ci sono i nonni o la zelante baby-sitter che coi tempi che corrono non può certo permettersi di scontentare il piccolo imperatore e i suoi genitori.
Quando io andavo all'asilo (allora si chiamava così) mi vergognavo all'idea che gli altri bambini si accorgessero che la mia bicicletta aveva ancora le rotelle. Oggi continuo a vedere bambini nei passeggini (con tanto di copertina tirata fino agli occhi manco fossero neonati catapultati nella tundra) e ciuccio in bocca. Qualcuno deve finire la colazione prima di entrare e non fa neanche lo sforzo di prendere il biscotto dal sacchetto: la mamma glielo mette direttamente in bocca.

Capisco le esigenze della vita contemporanea, ho una figlia ancora piccola anch'io, ma trovo ingiusto trattare i bambini come incapaci per anni e poi ad un certo punto pretendere che tutto cambi come per incanto.

Sento continuamente criticare la scuola "tradizionale" e decantare al contrario il metodo montessoriano, peccato che tanti sedicenti riformatori dimentichino o non conoscano uno dei concetti fondamentali della grande pedagogista italiana riassunto nel motto "Aiutami a fare da solo".

La strada dell'autonomia è però lastricata di buone intenzioni tanto che a parole troverete molti d'accordo con quanto ho scritto, ad una condizione: che se ne occupi la scuola cioè la maestra e non certo la mamma e il papà che di mestiere fanno altro. E qui si aprirebbe il grande buco nero della delega per cui tutto è compito degli insegnanti, salvo poi dissentire su tutto.

Insomma, sono partita dalle difficoltà di attenzione e poi ho scritto di tante altre cose (forse troppe per un post solo) ma non certo scollegate tra loro visto che parliamo dello sviluppo umano e quindi non si può ragionare a compartimenti stagni.



4 commenti:

  1. hai perfettamente ragione. Ho quattro figli di età diverse e diverso è stato l'atteggiamento di noi genitori nei loro confronti nella crescita. Però ammetto che dieci anni fa non c'erano tutti questi stimoli a portata loro, dieci anni fa vivevano da bambini ed ora i professori a scuola passano i compiti su watzup (si scive cosi?) per fare un esempio..tutto è piùveloce, usano internet per le ricerche non si fermano quasi più a sfogliare un dizionario...

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    1. Sì, molte cose sono cambiate: l'intero scenario sociale e culturale. Mi piacerebbe che riuscissimo a valorizzare il positivo.

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  2. condivido tutto quello che hai scritto; secondo me viviamo in una società bimbocentrica, dal contenuto però sbagliato;non si ama di più il proprio figlio sostituendoci a lui, imboccandolo fino a sei anni, portandolo nel passeggino fino all'età in cui dovrebbero andare in bici! E non lo si ama di più riempiendoli di oggetti, perchè"....tutti ce l'hanno, se no poi si sente diverso". Si fanno meno figli e li si riempiono, tante volte, di quelle attenzioni che, più che dimostrare amore....li soffocano!
    Ricordo bene il montessoriano " Aiutami a fare da solo": mia figlia, ora donna di 32 anni, ha frequentato le elementari nella sezione montessoriana della sua scuola.
    Continua così, sei davvero brava. Emanuela

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    1. Grazie, ormai sei diventata la mia personale motivatrice. I tuoi commenti mi sollevano sempre il morale!

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