domenica 19 aprile 2015

#cita-un-libro 10 (fuori concorso)

Siamo arrivati ormai alla fine della sfida di citazioni collegata a #ioleggoperché con un ultimo giro che ha come tema la lettura e ci coinvolgerà tutta la settimana (qui trovate le nuove regole).
In queste settimane ho partecipato con molto piacere (conquistandomi anche due podi!), ho scoperto tanti libri e autori nuovi e condiviso pareri ed esperienze con altri amanti dei libri come me.
La mia citazione di oggi viene da un libro famosissimo di Pennac, Come un romanzo, completamente dedicato alla lettura.


Alcuni anni fa, insegnavo in una seconda elementare di una scuola privata frequentata da famiglie molto colte. Avevo avviato un progetto di biblioteca di classe con tanto di schede su cui registrare il prestito e ogni bambino della classe faceva a turno il bibliotecario.

Sui libri letti non c'era nessun tipo di attività aggiuntiva: solo lettura oltre a preoccuparsi di tenere con cura il libro e riportarlo alla scadenza del prestito. L'attività era finalizzata a trasmettere la passione per la lettura vista come uno dei prerequisiti alla passione per lo studio e quindi al futuro successo scolastico. L'iniziativa era stata spiegata ai genitori durante una delle numerose assemblee di classe e nessuno aveva sollevato obiezioni.

Peccato che qualche mamma molto volenterosa avesse pensato di obbligare il proprio figlio a compilare una scheda di lettura con tanto di riassunto del libro scelto e, nel giro di poco tempo, diverse altre mamme, altrettanto volenterose, ne abbiano seguito l'esempio.

Risultato: la maggior parte dei bambini sceglieva libri cortissimi, faceva finta di dimenticarli, tentava di riprendere lo stesso libro più volte.

Quando ho scoperto la cosa e ne ho parlato con i genitori, indovinate un po' di chi era la colpa? Ovviamente mia e del mio metodo di lavoro!

Evidentemente ignoravano che "il verbo leggere non sopporta l'imperativo".

3 commenti:

  1. Ah, Pennac: nume tutelare esplicito di #ioleggoperché, visto che Come un romanzo è tra i 24 titoli distribuiti, e nume tutelare anche degli insegnanti, vista la sua professione.
    La citazione che hai postato è splendida, e rimanda a molte osservazioni antropologiche di Calvino sul tema (in Cibernetica e fantasmi, soprattutto). Poi, come tutte le cose molto belle e molto acute, che sembrano semplici in partenza ma in realtà hanno più livelli, anche il suo decalogo è stato abusato, tanto che uno dei criteri che uso per capire se un manuale di letteratura è abbastanza intelligente è controllare che NON citi il decalogo di Pennac. Perché da un lato la scuola deve invogliare alla lettura libera, ma dall'altro a mio avviso deve anche insegnare, viceversa, che leggere può essere anche un obbligo e/o una fatica, che va commisurata all'obiettivo. Cosa che ovviamente il povero Pennac non si è mai sognato di negare, ma che è stata ben ben semplificata nel corso delle innumerevoli ricezioni, tanto che anche il suo narratario ideale si è perso nel mare delle semplificazioni!

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  2. Quante volte da quattro anni a questa parte (cioè da quanto Patitù ha cominciato la scuola elementare) ho pensato che il vero guaio della scuola siano i genitori... e non faccio che trovare conferme.
    Grazie per la tua bella citazione, una delle cose che mi ha lasciato questo gioco ideato dalla 'povna, è la certezza che devo leggere al più presto Pennac e in particolare "Come un romanzo"

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  3. Ovvero come rovinare senza speranza un progetto impeccabile che rispondeva a tutti gli obbiettivi didattici possibili, compresa una certa responsabilizzazione degli alunni nel gestire lo scambio. Il Genitore Esibizionista è una vera iattura, e il peggio è che è pure convinto di fare bene!

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