giovedì 3 dicembre 2015

Festa di Natale: sì, no, non lo so

 
Blue night-P. Klee

Si avvicina a grandi passi il Natale e in molte scuole fervono i preparativi per la festa e per realizzare biglietti d'auguri e piccoli pensieri per mamma e papà. 

Lungi dall'essere qualcosa di sereno e tranquillo, periodo di pace ed armonia,il Natale a scuola può invece trasformarsi in campo di battaglia di molteplici scontri ideologici, pedagogici, pisicologici e aggiungeteci quello che volete.

Salto volutamente la questione del significato religioso o laico della festa perché ci vorrebbe un post a parte e la stretta attualità ce lo sta già proponendo.

C'è chi dice che lo spettacolo di Natale stressa i bambini inutilmente e quindi non si fa, chi lo considera una semplice festa per scambiarsi gli auguri, chi si trasforma nella reincarnazione di tutti i coreografi del mondo e imbastisce LO SPETTACOLO DEL SECOLO. 

C'è il genitore che si commuove ed applaude contento qualsiasi cosa gli si proponga, quello che scatta foto a ripetizione, quello che sbuffa perché proprio non gli va giù di perdere tempo così, quello che se c'è la recita voleva il coro e se c'è il coro voleva la recita e quello che si lamenta e spiega a tutti che lui l'avrebbe organizzato meglio, quello che scuote la testa perché secondo lui il proprio figlio non è stato valorizzato a dovere perché a casa balla, canta e recita in almeno tre lingue diverse tutti i giorni da quando è nato ma cosa vuoi le maestre non lo sanno mica stimolare come la mamma...

E non dimentichiamoci del regalo per mamma e papà: tutti uguali, tutti diversi, con materiale di recupero o acquistando qualcosa, fatto dai bambini, fatto dalle maestre, impachettato o da portare a casa così com'è, con biglietto d'auguri, senza biglietto d'auguri, solo biglietto d'auguri senza regalo, da portare a casa l'ultimo giorno, da consegnare dopo la festa, con poesia, senza poesia oppure niente regalo, niente biglietto, niente poesia.

Per stavolta mi fermo qui e se, a questo punto, sentite una leggera punta d'ansia, avete una vaga e parziale idea di come mi sento io quando arriva il Natale a scuola.

Io adoro il Natale, l'atmosfera, le canzoni, le decorazioni, l'albero e il presepe, la ghirlanda sulla porta, la carta per fare i pacchetti. Ma soprattutto adoro il significato del Natale che, anche volendo allargare la prospettiva oltre il fatto religioso, è comunque un messaggio di pace e armonia, ci spinge ad essere felici e a rendere felici, a guardare l'essenziale e a condividere con gli altri, lo spirito del Natale appunto.

L'ansia da prestazione, il concetto di performance, la competizione non fanno parte del Natale e a noi educatori spetta il compito di trasmettere questo valore ai nostri bambini.

Per questo spettacolo, regalo, biglietto e poesia sono strumenti da vedere in quest'ottica. A me non interessa che i bambini sappiano a memoria una poesia di otto strofe o cantino alla perfezione o non sbaglino un passo di danza. A me interessa che imparino ad essere gentili, ad aiutarsi, a condividere i giochi, a considerarsi uguali oltre le differenze. E sopra ogni cosa mi interessa che ogni bambino si senta il più possibile a proprio agio nel contesto della festa. E pazienza se questo vuol dire che canterà le canzoni in braccio alla mamma.

Va bene spingere i bambini a fare le cose seriamente e a dare del loro meglio come sempre ma trasformare la preparazione di una festa in una tortura proprio no (soprattutto quando si parla di bambini piccoli). Questo purtroppo vuol dire non soddisfare tutte le famiglie, vuol dire accettare che qualcuno pensi e dica che non sono abbastanza brava o che non mi sono sforzata abbastanza. Pazienza!

E come si canta nella traduzione italiana di White Christmas: è Natale, non soffrire più! 
E allora buona festa di Natale a tutti i bambini!


5 commenti:

  1. Accidenti, non la vedevo certo in questi termini la festina natalizia della scuola!!! Che incubo!!!
    Mi ricordo che all'asilo dei miei figli avevano fatto una festa molto semplice, con scambio di regali e un paio di canzoni ma l'attrazione più bella era il mercatino di oggetti fatti dai bambini stessi o fatti a mano dai genitori. Il ricavato poi serviva per acquistare prodotti di cancelleria o vari materiali per la scuola stessa. In quel modo il genitore che voleva strafare aveva l'occasione di farlo (e ce ne sono stati, eccome!!!), si aveva la possibilità di acquistare anche cose molto belle e fatte dai bambini e loro si erano divertiti a farle. Ho un bel ricordo di quel tipo di festa e tuti erano soddisfatti!!!
    Chissà, magari puoi proporre la cosa per il prossimo anno!
    Un bacio
    Francesca

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    1. Il mercatino lo abbiamo fatto per diversi anni, questo è il primo anno che non lo facciamo perché si faceva una gran fatica a vendere col risultato che il giorno dopo si metteva in vendita tutto a prezzi stracciati. Anche quando ero piccola io si facevano festicciole molto carine. Da mia figlia invece organizzano i festeggiamenti su più giorni ma solo con i bambini. Ci inventeremo qualcosa per il prossimo anno.
      Un bacione,
      Viviana

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  2. Rettifico: non scambio di regali... scambio di auguri.

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  3. Ciao! Capito qui da te seguendo la scia del tuo commento lasciato sul mio blog e... beh, che dire se non che sono d'accordo?
    Da cristiana cattolica, credente e praticante, la mia visione del Natale è chiaramente legata al suo più profondo significato di fede, tuttavia ne capisco ed apprezzo anche la visione più laica di pace, serenità, armonia e condivisione.
    Trovo che nulla vi sia di natalizio nell'ansia da prestazione di cui giustamente scrivi tu, sia che questa interessi adulti "in fissa" alla ricerca del dono perfetto o, peggio ancora, dei bambini; inoltre, da persona che con grande gioia insegna ai piccoli, sposo ogni singola tua parola: "A me non interessa che i bambini sappiano a memoria una poesia di otto strofe o cantino alla perfezione o non sbaglino un passo di danza. A me interessa che imparino ad essere gentili, ad aiutarsi, a condividere i giochi, a considerarsi uguali oltre le differenze". E' questo, al di là di posizioni e tecniche, che si cerca di insegnare con il T'Ienshu: il valore degli esseri umani, indipendentemente dalle differenze che li caratterizzano e che sono da considerarsi ricchezza, non limite.
    Che altro dire? Buon Natale, e che sia davvero buono!
    Lietissima di averti incontrata, cara omonima!

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    1. Ciao, grazie di essere passata e buon Natale anche a te!

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